Comune di Novara
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MUSEO NOVARESE - ARCHEOLOGIA, ARTE E STORIA

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Cortile del Broletto - Via Fratelli Rosselli 21
28100 Novara
Telefono 0321 623021

Orario invernale: da martedì a domenica 9-12 / 15-18
Orario estivo: 10-13 / 16-19
Giorno di chiusura: Lunedì
Aperto 8 Dicembre, 22 Gennaio, 25 Aprile, Lunedì dell'Angelo

Per informazioni sulle attività:
Servizi Beni Culturali - Musei
Telefono 0321 3702755
E-Mail: musei@comune.novara.it

INGRESSO GRATUITO

Dal mese di Novembre 2006, a causa di lavori di restauro, il museo è visitabile su prenotazione: Tel. 0321 3702755

La formazione delle raccolte

Il Museo ebbe origine nel 1874 per volontà della "Società Archeologica pel Museo Patrio"; scioltasi questa nel 1890, i documenti e i reperti raccolti divennero proprietà del Comune che ne curò il riallestimento nel Palazzo del Mercato nel 1910. In seguito, 1’ampliamento delle collezioni indusse al restauro del Broletto (1926 - 1936) come sede più adeguata e rappresentativa.

Palazzo del Comune, sec. 13°, Part. del Fregio

Il Broletto

Intorno all'antico "brolus" si svilupparono tra il 13° e il 18° sec. quattro corpi di fabbrica. A nord il duecentesco Palazzo del Comune, destinato alle assemblee cittadine e decorato nel sotto-gronda con scene di tornei e ‘battagliole’ popolari, cui si affiancò poco dopo il Palazzo dei "Paratici", completato nel Settecento da un elegante loggiato barocco. A sud e ad ovest furono eretti, fra 13° e 15° sec., i palazzetti gotici del Podestà e dei Referendari. Per accogliere il Museo Civico e la Galleria d’Arte Moderna, donata al Comune nel 1930 da A. Giannoni, si eseguì un restauro generale degli edifici che vennero liberati radicalmente da secolari aggiunte architettoniche, e che furono poi reinterpretati "in stile" con sostanziali integrazioni, come lo scalone d’accesso all’Arengo, talune decorazioni in cotto, le colonnine e i capitelli delle trifore.

Bottiglie e Balsamari in vetro, sec. 1° e 2°

La sezione archeologica e il Medioevo

Comprende suppellettili e reperti diversi ritrovati dagli archeologi locali dell’Ottocento. Documentano l'età più antica pugnali e punte di frecce in selce (Eneolitico), asce in pietra levigata (Neolitico), pugnaletti e spilloni (Tarda età del Bronzo), mentre alla fine del 14° e al 13° secolo a. C. risalgono le urne cinerarie della Cultura di Canegrate. Urne decorate a falsa cordicella, oggetti domestici ed ornamenti testimoniano la Cultura di Golasecca (9°-4° sec. a.C.). Il periodo celtico (5°- 1° sec. a.C.) è rappresentato da vasi, morsi per cavalli e lame ritorte.

L’agiatezza e lo sviluppo tecnico raggiunti dalle popolazioni novaresi in età romana sono riflessi nei balsamari e bottiglie di vetro colorato, nella ceramica fine da mensa e nei levigati specchi. Introducono al Medioevo corredi funerari di guerrieri longobardi rinvenuti a Borgovercelli. Da antiche fondazioni religiose cittadine provengono invece le rare sculture preromaniche e romaniche. Degno di nota il Cristo benedicente, già murato nel Castello, di scultore padano del primo Duecento, e i due acroteri in forma di testa virile (1210 - 1220), posti in origine sul colmo del tetto dell’antico Palazzo del Comune.

Pittore milanese, 1490 c. a., dalla chiesa di S. Nazzaro

L’età dei Visconti e degli Sforza

Il gusto e la cultura che si diffusero in città e nel territorio nell'età dei Visconti e degli Sforza sono documentati prevalentemente dagli affreschi del 15° sec. di Maestri lombardi e novaresi. Gli affreschi provengono sia dal contado - come il San Bernardo e Sant'Antonio Abate da Castellazzo, le Madonne in trono e il San Gerolamo da Suno, attribuiti a Johannes De Campo (1450 ca.) - sia da antiche chiese cittadine. Sono da segnalare i frammenti di risulta dal Duomo e dall'omonimo convento urbano il San Nazzaro (1490 ca.), che nel sicuro impianto prospettico rivela stretti contatti con la Milano ducale. Queste opere trovano confronti in città con l’intensa e insieme raffinata Annunciazione di San Nazzaro della Costa, attribuita a Bernardino Zenale (1490 ca.), con la decorazione pressoché coeva di San Martino, già Santa Maria delle Grazie.A questa pittura, prima ingenuamente cortese poi pienamente rinascimentale, fanno da contrappunto, in museo, le otto statue lignee del Gruppo della Pietà (Valsesia, 1475 - 1480), grevi ed arcaiche nelle forme, ma intensamente evocatrici di una religiosità popolare, pudica e sofferta. Direzioni divergenti sembrano analogamente seguire le due statue della Vergine, presenti in sala, realizzate entrambe intorno al 1450. Nella statua lignea è evidente l’attardarsi delle linee gotiche sinuose ed avvolgenti, in quella marmorea la chiarezza volumetrica e la compostezza derivate dalle nuove istanze umanistiche.

Ortensio Crespi, Madonna degli Aranci, dalla chiesa di S. Marco

Il Cinquecento a Novara

Le nuove espressioni artistiche, legate alla cultura umanistica della classe dirigente, sono evidenti ancor oggi nel tessuto urbano fra Cattedrale e S. Gaudenzio, nelle opere di Gaudenzio Ferrari, di Bernardino Lanino, del Bambaja e di Callisto Piazza. In Museo ne rimane traccia nella Sant'Anna Metterza, attribuita a Sperindio Cagnoli (inizi sec. 16°) e negli affreschi di scuola vercellese e novarese di pieno Cinquecento provenienti dall’antico convento di Sant’Agnese: Cristo deriso, San Mamante, San Rocco. La fortuna di Gaudenzio dura a lungo ed è ben viva nella replica locale di primissimo Seicento della sua Madonna degli Aranci , fatta dipingere per la chiesa novarese di San Marco. Altri segni di cultura artistica, intrecciati alla religiosità cittadina, si mostrano anche in alcuni ex voto commissionati nel tempo dal Comune, eseguiti con tecniche diverse: il più antico, documentato in una copia su tela di Carlo Cane (1619), raffigura l'ex voto della città di Novara a San Giuseppe, già affrescato sulla controfacciata della Cattedrale per ricordare il fallito assedio del Duca di Savoia nel 1449. Altri rimandano invece al culto per il Patrono, San Gaudenzio: la piccola tela ottagonale è copia del gonfalone che in antico veniva portato solennemente in processione durante la festa a lui dedicata, secondo un cerimoniale fissato negli Statuti del 1583.

G.B. Crespi detto il Cerano, 1610, Compianto sul Cristo Morto, part.

Arte, cultura e gusto nel Seicento

Il rinnovamento anche architettonico e figurativo imposto dal Concilio di Trento viene promosso a Novara da committenti di assoluto prestigio, in primis dal vescovo Carlo Bascapé (1593 -1615), già segretario di San Carlo Borromeo. La città pertanto conosce una grande stagione artistica che vede presenti, almeno fino alla peste del 1630, i migliori pittori dell’Accademia Ambrosiana. Le tele, che per vie diverse sono entrate in museo, evidenziano la complessa ricerca del linguaggio narrativo perseguita dalla prima pittura seicentesca lombarda: come, ad esempio, nella costruzione spaziale dei personaggi della Assunzione di Giovanni Mauro Della Rovere o nei forti contrasti chiaroscurali della Flagellazione di Daniele Crespi. Su tutte emergono il Compianto sul Cristo morto, eseguito da Giovan Battista Crespi detto il Cerano nel 1610 e il bozzetto monocromo per la Battaglia di Sennacherib (1627 ca.) di Tanzio da Varallo, opera di intenso e sapiente effetto luministico. La versione definitiva, ad olio su tela, si trova nella cappella Nazari della Basilica di San Gaudenzio. Testimonianze legate al gusto e ai costumi di una società laica sono invece le due grandi e sfarzose nature morte con armi e con oreficerie attribuite alla cerchia del Fieravino, la figura di Astronomo (Luca Giordano ?) e il ritratto ufficiale di Dama attribuito allo spagnolo Bartolomeo Gonzales.

Bozzetto per lo Scurolo del Santo Patrono, sec. 18°Bozzetto per lo Scurolo del Santo Patrono, sec. 18°

Fra Settecento e Ottocento

I riferimenti all’arte lombarda furono a Novara costanti per tutto il Settecento, nonostante che dal 1748 i territori fossero divenuti parte dei possedimenti sabaudi. Splendide nei colori e nella raffinatezza del modellato le tele dipinte da Stefano Maria Legnani intorno al 1708 per la cappella di San Giuseppe in Duomo, distrutta come il resto delle navate per l’erezione della nuova cattedrale di Alessandro Antonelli. Ad esse si affiancano le figure di Eremiti di Giuseppe Antonio Pianca, artista valsesiano vicino alla pittura del Magnasco, di cui evoca i toni scuri, rischiarati solo da rapidi guizzi di luce. Altre opere furono depositate in Museo da San Gaudenzio, cantiere guida per la qualità e la quantità degli interventi artistici, che a partire dal 17° sec. vi si susseguirono con forti valenze simboliche per la comunità novarese. In Museo rimane il raro modello per candelabro in legno e cera rossa (1740 ca.) di Carlo Beretta, protostatuario del Duomo milanese, e i bozzetti in terracotta delle statue che dovevano arricchire lo scurolo, cappella funeraria dedicata al Patrono (metà circa del 18° sec.). I modelli conservati appartengono a due serie: l’una realizzata da Carlo Francesco Mellone, l’altra da Carlo Beretta. La prima, con le figure della Pace, dell'Amore, dello Zelo e della Liberalità, proponeva allegorie delle Virtù civiche esemplari, la seconda - poi fusa in bronzo – con le figure dei primi santi vescovi novaresi ribadiva il culto e l’attenzione per la specifica tradizione della Chiesa locale.

Cataloghi e Monografie

Novara e la sua terra nei secoli XI e XII, € 36,00
Guida al Museo Archeologico, € 5,00
Museo Novarese, € 49,00
La Galleria Giannoni, € 49,00

 

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